Archive for August, 2016

Grobfahrlässig. HarmoS zerstört bewährtes und anerkanntes Schweizer Bildungssystem.

Freitag, August 12th, 2016
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Das HarmoS-Konkordat zwingt Kantone zu bürokratischen Leerläufen und weltfremden Vereinheitlichungen. Auf der ganzen Welt wird das Schweizer Bildungssystem für seine gute Qualität bewundert: Der freiheitlich-föderalistische Aufbau ist das Erfolgsrezept. Unterschiedlichste Regionen haben Freiräume für regionale Bedürfnisse und Besonderheiten.

Bildung ist für die Standortattraktivität zentral: Alle Kantone kämpfen deshalb für eine gute Bildung. Vielfalt und Wettbewerb spornen zu Bestleistungen an! Darauf basiert unser erfolgreiches Bildungssystem: Dank Miteinbezug von Eltern und Kindern, Schulgemeinden, Arbeitgebern, Lehrern und dem Volk bleibt man flexibel, praxisorientiert, bedarfsgerecht und modern.
Genau umgekehrt enden Harmonisierungen wie z.B. durch EU, EZB oder auch Konkordate vorangetrieben: Ohne Erfolg! Gleichmacherei macht das Bildungssystem landesweit gleich schlecht. Man orientiert sich am Minimalziel statt an der Weltspitze. Auffällig die Ähnlichkeiten von Konkordaten und der EU: Funktionäre und Bürokraten befehlen abgehoben von oben herab. Mitspracherechte vom Volk sind weitgehend unbekannt. Dieser Demokratiemangel widerspricht dem ausgeglichenen Schweizer Modell diametral. Nicht einzelne selbsternannte Experten befehlen, sondern ein Zusammenspiel aus Praktikern der Gemeinden und Kantone mit demokratischer Kontrolle und Mitbestimmung der Bürger findet den Konsens.
Gefährliche Experimente wie HarmoS können wir mit dem wichtigsten Rohstoff des Landes – der Bildung – nicht länger tolerieren. Nur mit einem JA am 25. September 2016 zum HarmoS-Austritt des Kantons St.Gallen sagen wir JA zum bewährten Schweizer Bildungssystem und zur verfassungsmässigen Bildungshoheit der Kantone. Ohne Zwang von Aussen – aber dafür zusammen mit der Bevölkerung und in Absprache mit anderen Kantonen – kann St.Gallen dann wieder frei entscheiden, wie Schulkoordination erfolgreich gestaltet wird. Punktuell können Vereinheitlichungen bei Minimalstandards auch freiwillig vollzogen werden, wenn diese sich als sinnvoll erweisen sollten.
HarmoS-Ausstieg-SG-Flyer

Aus den Spenden wird ein Pflegebett

Donnerstag, August 11th, 2016
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Vielen Dank an alle, die mitgeholfen haben. Aus den Spenden wird ein Pflegebett:
wilerzeitungbericht10082016Die Aktion läuft weiter auf Icareforyou.

 

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730 Seiten internationales Recht für die Schweiz: Bericht über die im Jahr 2015 abgeschlossenen völkerrechtlichen Verträge

Donnerstag, August 11th, 2016
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Die grosse Mehrheit aller internationalen Verträge werden ohne Volks- oder Parlamentsentscheid direkt vom Bundesrat abgeschlossen. Um die fehlende demokratische Legitimation zu kompensieren bzw. abzuschwächen und zur Stärkung der Kontrolle muss nach Artikel 48a Absatz 2 des Regierungs- und Verwaltungsorganisationsgesetzes der Bundesrat jährlich Bericht erstatten über die von ihm, von Departementen, Gruppen oder Bundesämtern direkt abgeschlossenen völkerrechtlichen Verträge. Jahr für Jahr wird der Bericht dicker. Jahr für Jahr übernehmen wir mehr internationales Recht. Der vorliegende Bericht ist gestützt auf diese Bestimmung verfasst und betrifft nur die im Laufe des Jahres 2015 abgeschlossenen Verträge. Trotzdem umfasst der zusammenfassende Bericht fürs 2015 satte 730 A4-Seiten
Jeder bilaterale oder multilaterale Vertrag, den die Schweiz im Berichtsjahr ohne Ratifikationsvorbehalt unterzeichnet, ratifiziert oder genehmigt hat, dem sie beigetreten ist oder der hauptsächlich im Berichtsjahr anwendbar war, wird kurz dargestellt. Die der parlamentarischen Genehmigung unterliegenden Verträge sind von der Pflicht zur Berichterstattung nicht betroffen und sind daher im vorliegenden Bericht nicht enthalten.
Die Darstellung der einzelnen Verträge ist einheitlich strukturiert und enthält eine Zusammenfassung des Inhalts sowie kurze Darlegungen der Gründe für den Abschluss, der durch die Umsetzung zu erwartenden Kosten, der gesetzlichen Grundlage der Genehmigung sowie der Modalitäten für Inkrafttreten und Kündigung. Änderungen bereits bestehender Verträge werden in einem gesonderten Teil in Tabellenform ausgewiesen.

Klar ist: Mit jedem Vertrag relativieren wir unsere Freiheit weiter und klammern uns noch enger an das sinkende EU-Schiff. Doch schauen Sie den Bericht selber an: Bericht über die im Jahr 2015 abgeschlossenen völkerrechtlichen Verträge

L’accordo-quadro UE pone termine alla secolare tradizione democratica della Svizzera

Donnerstag, August 11th, 2016
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Conferenza stampa UE-No del 5 agosto 2016
di Lukas Reimann, consigliere nazionale, presidente dell’ASNI
La Svizzera è una «Willensnation» (nazione nata per volontà), composta da diversi gruppi etnici con differenti lingue e religioni. Dal 1848, è uno Stato federale – uno dei 23 al mondo e, fra questi, dopo gli Stati uniti, il secondo più longevo. La struttura statale è federalistica e poggia su tre livelli: Confederazione, cantoni e comuni. Con l’accordo-quadro, un quarto livello – quello dei burocrati UE – demolirebbe la sperimentata struttura statale svizzera.
Un quadro politico o, appunto, un accordo-quadro limita la libertà d’azione, l’indipendenza e la democrazia. Con un quadro si stabilisce un settore entro il quale ci si deve muovere. Si metteranno catene alla tradizione democratica e liberale svizzera. E ancora peggio: queste catene possono – tramite adeguamento dinamico, ossia automatico del diritto – essere strette ulteriormente. Finché ogni movimento sarà un supplizio.
Un accordo-quadro è un trattato di sottomissione: parità di diritti bilaterale e, in caso di conflitti, una commissione mista Svizzera-UE, sarebbero abolite e sostituite da un diritto UE di emettere sanzioni, legislazione straniera e applicazione straniera della stessa. La sperimentata partecipazione di popolo e cantoni alla politica estera sarebbe ridotta al minimo. Questa privazione dei diritti non è nient’altro che la fine della tradizione democratica e liberale della Svizzera. Il popolo non avrebbe più nulla da dire. Sul futuro del paese deciderebbero pochi funzionari affamati di potere: tutela straniera invece di autodeterminazione!
Perché poi un quadro? Si dovrebbe creare un quadro per «l’integrazione istituzionale della Svizzera», un eufemismo per l’adesione della Svizzera all’UE. Dopo Brexit, l’UE ha bisogno urgentemente un successo. La Svizzera quale contribuente netta – vincolata alle condizioni-quadro dell’UE – sarebbe estremamente benvenuta. Basta un’occhiata agli Stati membri dell’UE per immaginare gli effetti sulla Svizzera: il centralismo dell’UE si sta sviluppando fino a diventare un inferno fiscale con sovraindebitamento, crollo economico e iper-regolamentazioni inestricabili. L’UE al suo interno è discorde fino all’incapacità di agire. L’immigrazione incontrollata di massa e l’islamizzazione – incluso il terrorismo da parte di fanatici islamisti – sono la conseguenza di questa improvvida dittatura del funzionariato UE. Disoccupazione da record e mancanza di aspettative per la gioventù europea – senza diritto di partecipazione. Questa non è una prospettiva accettabile per il futuro della Svizzera! Come Svizzera, stiamo dimostrando che senza l’UE si sta meglio. Nelle più disparate statistiche, per esempio inerenti alla forza innovativa, alla qualità della vita, ai posti di lavoro, alla competitività, al minor tasso d’indebitamento o alla stabilità, siamo di gran lunga superiori all’UE. Non malgrado, bensì grazie alla nostra indipendenza!
L’accordo-quadro distruggerebbe questa collaudata via svizzera. Ci renderebbe contribuenti netti di una struttura marcia. I nostri straordinari diritti popolari verrebbero sacrificati; la democrazia è il nemico giurato dell’élite UE. Naturalmente, vogliamo trattare con tutto il mondo – ma senza interferenze politiche da Bruxelles. L’attuale sistema UE d’irresponsabilità organizzata indebolisce l’Europa. Lo spreco di denaro viene premiato, fino alla bancarotta. Al contrario della concorrenza fra gli Stati, la comunità di trasferimento porta all’ottusità: ci si orienta verso il basso. I buoni finanziano i cattivi, fino a quando non ci saranno più buoni. L’UE indebolisce l’Europa e preclude il futuro alla gioventù europea. La Svizzera non deve essere inchiodata come un trofeo a una parete della nave UE in procinto di affondare. Noi non ci orientiamo verso il basso, bensì ci misuriamo con i migliori di tutto il mondo.
Il vantaggio dell’Europa nei confronti degli altri continenti era la sua straordinaria molteplicità, la costruttiva concorrenza fra gli Stati. L’orientamento sui migliori. Gli Stati nazionali non hanno costruito l’Europa, per poi sciogliersi come una zolletta di zucchero nel thè. La sostituzione delle nazioni con un Superstato UE non è nella natura degli Europei. Bruxelles farebbe bene a introdurre questa visione nella sua politica. L’ostinata Euro-ideologia costerà all’Europa un occhio della testa, se i politici UE non ammetteranno di averla calcolata male. L’accordo-quadro è parte di questa politica ostinata e perdente dell’UE, non del modello di successo Svizzera.
Ogni pallone che viene gonfiato troppo, scoppia. La gonfiata UE è un modello di fine serie. Il futuro dell’Europa deve ora essere ripensato. Come Svizzera possiamo dare qualche importante contributo a questo scopo, proprio perché non siamo membri dell’UE e, senza l’accordo-quadro, non lo diventeremo mai. In tutta amicizia, una sana distanza dalla burocrazia UE significa per l’economia svizzera e per tutte le cittadine e i cittadini più sicurezza e stabilità.
Roland Baader trova per questo le giuste parole – tratte dal nuovo libro sull’opera di una vita di Baader «Das Ende des Papiergeld-Zeitalters – Ein Brevier der Freiheit» (La fine dell’era della cartamoneta – un breviario della libertà), Edizioni Johannes Müller, Berna 2016: «L’UE politica è il più grande esperimento di bricolage sociale dalla fondazione dell’Unione sovietica. Dovrebbe essere sancito da un grosso libro chiamato Costituzione europea, ma che di fatto manda al macero le Costituzioni nazionali nei quali i popoli europei hanno messo per iscritto i loro diritti conquistati durante secoli. Proprio chi considera seriamente lo spirito europeo, la libertà in Europa e la libertà degli Europei, deve combattere con determinazione questo progetto UE creato sul modello delle dittature comuniste.»

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Podium: Was hält die Schweiz zusammen?

Mittwoch, August 10th, 2016
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Grillplausch in Zumikon

Mittwoch, August 10th, 2016
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EU-Rahmenvertrag beendet über Jahrhunderte gewachsene, demokratische Tradition der Schweiz

Sonntag, August 7th, 2016
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von Lukas Reimann, Nationalrat, Präsident AUNS
Medienkonferenz vom 5. August 2016

Die Schweiz ist eine Willensnation, gebildet von mehreren Volksgruppen mit verschiedenen Sprachen und Religionen. Seit 1848 ist sie ein Bundesstaat – einer von weltweit 23 und unter diesen, nach den Vereinigten Staaten, der zweitälteste. Der staatliche Aufbau ist föderalistisch und gliedert sich in die drei politischen Ebenen Bund, Kantone und Gemeinden. Mit dem Rahmenabkommen würde eine vierte Ebene – jene der EU-Bürokratie – diesen erfolgreichen Schweizer Staatsaufbau plattwalzen.

Ein politischer Rahmen oder eben ein Rahmenabkommen schränkt Handlungsfreiheit, Unabhängigkeit und Demokratie ein. Mit einem Rahmen wird ein Bereich festgelegt, innerhalb dessen man sich bewegen muss. Es werden Ketten um die demokratische und freiheitliche Schweizer Tradition gelegt. Und es kommt noch schlimmer: Diese Ketten können mittels dynamischer – also automatischer – Rechtsanpassung immer enger angezogen werden. Bis jeder Schritt zur Qual wird.

Ein Rahmenvertrag ist ein Unterwerfungsvertrag: Bilaterale Gleichberechtigung und bei Konflikten fair zusammengesetzte, gemischte Ausschüsse Schweiz-EU würden beseitigt und ersetzt durch das EU-Sanktionsrecht mit fremder Rechtsprechung und fremder Rechtsetzung. Die bewährte Mitsprache von Volk und Kantonen in der Aussenpolitik würde auf ein absolutes Minimum beschränkt. Diese Entrechtung ist nichts anderes als das Ende der demokratischen, freiheitlichen Tradition der Schweiz. Das Volk soll nichts mehr zu sagen haben. Über die Zukunft des Landes sollen wenige machthungrige Funktionäre entscheiden: Fremdbestimmung statt Selbstbestimmung!

Wozu überhaupt einen Rahmen? Es soll ein Rahmen gebildet werden für die «institutionelle Einbindung der Schweiz», ein Tarnbegriff für den EU-Beitritt der Schweiz. Nach dem Brexit braucht Brüssel dringend ein Erfolgserlebnis. Die Schweiz als neuer Nettozahler – mit Ketten an die EU-Rahmenbedingungen angebunden – wäre dazu hochwillkommen. Ein Blick in die EU-Mitgliedsstaaten genügt, um Auswirkungen auf die Schweiz aufzuzeigen:

Der EU-Zentralismus entwickelt sich zur Hochsteuer-Hölle mit Überschuldung, wirtschaftlichem Niedergang und unentwirrbarer Überregulierung. Die EU ist innerlich bis zur Handlungsunfähigkeit zerstritten. Die unkontrollierte Masseneinwanderung und die Islamisierung – inklusive Terror durch fanatische Islamisten – sind die Folge dieser irren EU-Funktionärsdiktatur. Rekord-Arbeitslosigkeit und Perspektivlosigkeit für die europäische Jugend – ohne Mitbestimmungsrechte. Das ist keine Zukunftsperspektive für die Schweiz! Als Schweiz beweisen wir, dass es ohne EU besser geht. In den verschiedensten Statistiken etwa bezüglich Innovationskraft, Lebensqualität, Arbeitsplätze, Wettbewerbsfähigkeit, geringe Schuldenlast oder Stabilität überflügeln wir die EU bei weitem. Nicht trotz – sondern gerade wegen unserer Unabhängigkeit!

Das Rahmenabkommen würde diesen bewährten Schweizer Weg kaputtmachen. Es macht uns zum Nettozahler eines maroden Konstrukts. Die einmaligen Volksrechte würden geopfert; Demokratie ist der Erzfeind der EU-Elite. Natürlich wollen wir mit der ganzen Welt handeln – da ohne politische Einmischung aus Brüssel. Das heutige EU-System organisierter Verantwortungslosigkeit schwächt Europa. Geldverschwenden wird belohnt, bis zur Pleite. Im Gegensatz zum Wettbewerb der Staaten führt die Transfergemeinschaft zur Abstumpfung: Man orientiert sich nach unten. Die Guten finanzieren die Schlechten, solange, bis es keine Guten mehr gibt. Die EU schwächt Europa und verbaut Europas Jugend die Zukunft. Die Schweiz darf nicht als Trophäen-Rahmen an das sinkende EU-Schiff genagelt werden. Wir orientieren uns nicht nach unten, sondern wir messen uns mit den Besten auf der ganzen Welt.

Der Vorteil von Europa gegenüber anderen Kontinenten war die bewundernswerte Vielfalt: Der aufbauende Wettbewerb zwischen den Staaten. Die Orientierung an den Besten. Nationalstaaten haben Europa aufgebaut, nicht um sich aufzulösen wie ein Stück Zucker im Tee. Die Ablösung der Länder durch einen EU-Superstaat ist nicht im Sinne der Europäer. Brüssel tut gut daran, diese Einsicht in der Politik umzusetzen. Die verbissene Euro-Ideologie kostet Europa Kopf und Kragen, wenn die EU-Politiker nicht eingestehen, dass sie falsch kalkuliert haben. Das Rahmenabkommen ist Teil dieser verbissenen EU-Verliererpolitik und nicht Teil vom Erfolgsmodell Schweiz.

Noch ist jeder Ballon, der zu fest aufgeblasen wurde, geplatzt. Die aufgeblasene EU ist ein Auslaufmodell. Die Zukunft Europas ist jetzt zu überdenken. Als Schweiz können wir einen wichtigen Beitrag dazu leisten, gerade weil wir nicht EU-Mitglied sind und es ohne Rahmenabkommen auch nie werden. Bei aller Freundschaft bedeutet eine gesunde Distanz zur EU-Bürokratie für die Schweizer Wirtschaft und für alle Bürgerinnen und Bürger: mehr Sicherheit und Stabilität.

Roland Baader findet dafür die treffenden Worte – die aus dem neuen Buch über Baaders Lebenswerk «Das Ende des Papiergeld-Zeitalters – Ein Brevier der Freiheit» (Verlag Johannes Müller Bern 2016) stammen: «Die politische EU ist das grösste Gesellschaftsklempner-Experiment seit der Errichtung der Sowjetunion. Es soll mit einem dicken Wälzer abgesegnet werden, den man Europäische Verfassung nennt, der aber faktisch die nationalen Verfassungen makuliert, in welchen die europäischen Völker ihre in Jahrhunderten errungenen Freiheitsrechte niedergelegt haben. Gerade wer es mit dem Geist Europas, dem Frieden in Europa und der Freiheit der Europäer ernst meint, muss gegen das nach dem Muster kommunistischer Rätediktaturen gewirkte EU-Projekt entschieden ankämpfen.»

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Flawil und Zuzwil: Grossandrang bei 1. August-Feiern mit Lukas Reimann

Sonntag, August 7th, 2016
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Infowilplus zu Flawil: Sympathischer Auftritt
Wiler-Zeitung zu Flawil: Strassenbäume der Burgau

Infowilplus zu Zuzwil: Was hält die Schweiz zusammen?
Wiler-Zeitung zu Zuzwil: Auch künftig für das Land einstehen!

Ein Herz für Schweizer Senioren

Samstag, August 6th, 2016
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Albert Fritsche – ein Mann der sich unglaublich einsetzt!

Am 1. August lernte ich in Alterschwil-Flawil das Ehepaar Fritsche aus Degersheim kennen. Albert Fritsche und seine Frau sind beide über 80 Jahre alt und seit 60 Jahren verheiratet. Wer sie sieht, erkennt: Das ist echte Liebe!

Man sieht jedoch auch die stark behinderte Frau – nach einem Unfall ist sie körperlich schwer beeinträchtigt: Sie kann nicht mehr gehen und auch nicht mehr sprechen. Albert ist 24h am Tag für sie da, obwohl sie nicht mehr miteinander sprechen oder sich schriftlich austauschen können. Er pflegt, kocht, wäscht und hilft auch bei der Hygiene – liebevoll und mit enormem Einsatz! Über 100’000 Franken im Jahr kostet ihn das. Von Tixi-Taxi bis zum Rollstuhl: Alles zahlt er selber. Doch nun werden die Mittel immer kleiner und Albert ist verzweifelt!


Albert Fritsche und seine Frau mögen nicht der tragischste Fall sein in der Schweiz. Aber es gibt in unserem Land Tausende Alberts. Angehörige, die sich liebevoll und aufopfernd für ihre Lieben einsetzen! Stellvertretend für sie alle soll diese Aktion stehen! Mit 2’000 Franken sind die Probleme vom Ehepaar Fritsche nicht gelöst. Aber es soll ein Zeichen der Anerkennung und der Wertschätzung sein.

Was Albert nämlich meisten stört ist das Alleingelassen werden: Niemand hilft ihm! Er zahlt ein Leben lang Steuern, spart dem Steuerzahler durch die Pflege Zuhause Tausende Franken – doch niemand interessierts. Bis heute hat er von niemandem Unterstützung erhalten, obwohl er ganz viele Stellen darum gebeten hat. Das soll sich für das Ehepaar Fritsche ändern! 

EidGENOSSENSCHAFT steht dafür, dass die Bürgerinnen und Bürger in diesem Land zusammenstehen. Fangen wir wieder an – um beim 1. August zu bleiben – ein einzig Volk von Brüdern und Schwestern zu sein!

Danke für Ihre HIlfe!

Weitere Informationen zur Aktion:
Spendenaktion über Icareforyou.ch

Artikel: „Alt, arm, ausgegrenz“

Artikel: „Das ist echte Liebe“

 

 

 

 

L’accord-cadre UE détruit une tradition démocratique développée au cours de plusieurs siècles

Freitag, August 5th, 2016
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Conférence de presse Non-UE du 5 août 2016 par Lukas Reimann, conseiller national et président de l’ASIN

Réunissant plusieurs communautés linguistiques et plusieurs religions, la Suisse est une nation fondée sur la volonté de ses habitants. Elle est un Etat fédéral depuis 1848, un parmi 23 au total au niveau mondial et le deuxième plus ancien après les Etats-Unis d’Amérique. L’Etat suisse est organisé selon le principe fédéraliste et se subdivise en trois niveaux politiques – la Confédération, les cantons et les communes. L’accord-cadre impose un quatrième niveau, celui de la bureaucratie UE, qui écraserait la structure étatique suisse dont l’efficacité est pourtant largement prouvée.

Un cadre politique ou, dans le cas concret, un accord-cadre restreint la liberté d’action, l’indépendance et la démocratie. Un cadre impose des limites à toute action politique. La tradition démocratique et libérale suisse serait enchaînée. Mais ce n’est pas tout : ces chaînes seraient constamment resserrées à cause de l’adaptation dite dynamique – donc automatique – au droit UE. Jusqu’à ce que chaque étape devienne une torture.

Cet accord-cadre est un traité d’assujettissement : l’égalité bilatérale des droits et les comités mixtes Suisse-UE à composition équitable pour régler les différends seraient abolis et remplacés par un droit de sanction donné à l’UE, par une jurisprudence étrangère et des juges étrangers. L’utile participation du peuple et des cantons à la politique extérieure serait réduite à un strict minimum. En privant le peuple de ses droits, on met fin à la tradition libérale et démocratique de la Suisse. Ni plus, ni moins. Le peuple n’aurait plus rien à dire. L’avenir de notre pays serait déterminé par des fonctionnaires avides de pouvoir. Ingérence étrangère à la place d’autodétermination !

Pourquoi avons-nous besoin d’un cadre ? Il s’agit, nous dit-on, de former un cadre pour le „rattachement institutionnel de la Suisse“, une notion trompeuse qui signifie en réalité l’adhésion de la Suisse à l’UE. Après l’échec du Brexit, l’UE a absolument besoin d’un succès. Enchaînée à l’UE, la Suisse en tant que contributeur net serait évidemment la bienvenue. Il suffit de jeter un regard sur les Etats membres de l’UE pour comprendre ce qui attendrait la Suisse.

Le centralisme UE s’est traduit au fil des ans par un enfer fiscal, un surendettement massif, un déclin économique et une surrèglementation inextricable. L’UE est à tel point divisée par les disputes internes qu’elle est incapable d’agir. L’immigration de masse incontrôlée et l’islamisation avec son corollaire, le terrorisme d’islamistes fanatiques, sont les conséquences de la dictature insensée des fonctionnaires UE. Le chômage atteint des sommets et la jeunesse européenne n’a plus guère de perspectives. Le peuple n’a pas voix au chapitre. Comment ose-t-on affirmer qu’il s’agit là d’une perspective d’avenir pour la Suisse ? La Suisse est la preuve vivante que les choses vont mieux sans UE. Elle dépasse largement l’UE dans toutes les statistiques internationales sur la capacité d’innover, la qualité de la vie, l’emploi, la compétitivité, la charge de la dette ou la stabilité – non pas malgré son indépendance, mais à cause de son indépendance !

L’accord-cadre détruirait cette voie vers le succès. Elle ferait de nous les contributeurs nets d’un système pourri. Des droits populaires uniques au monde seraient sacrifiés. Car la démocratie est l’ennemi numéro un de l’élite UE. Il va de soi que nous voulons commercer avec le monde entier – sans que l’UE ne se mêle de nos affaires. Le système d’irresponsabilité organisée pratiquée par l’UE affaiblit l’Europe. Le gaspillage d’argent est encouragé jusqu’à la faillite. Contrairement à la concurrence, un système économique de transfert génère la paresse et le nivellement par le bas. Les performants financent les incapables jusqu’à ce qu’il n’y ait plus de performants. L’UE affaiblit l’Europe et obstrue l’avenir de la jeunesse européenne. Il faut éviter à tout prix que la Suisse devienne un trophée de l’UE et coule avec elle. Nous ne nous référons pas aux faibles, mais nous nous mesurons aux plus forts du monde.

L’un de grands avantages de l’Europe par rapport aux autres continents résidait dans son extraordinaire diversité et dans la concurrence constructive entre les Etats. Chacun cherchait à rejoindre les meilleurs. Ce sont ces Etats nationaux qui ont construit l’Europe et ils ne l’ont pas fait pour se dissoudre comme un morceau de sucre dans une tasse de thé. Le remplacement des pays européens par un super-Etat UE n’est pas dans l’intérêt des Européens. Il serait grand temps que Bruxelles en tienne compte dans sa politique. L’euro-idéologie acharnée va finir par pousser l’Europe dans l’abîme. Les politiciens UE doivent enfin admettre qu’ils se sont trompés dans leurs calculs. L’accord-cadre est un élément de cet acharnement sur une politique perdante, sur la politique de l’UE. Il n’est certainement pas conforme au modèle à succès suisse.

Un ballon trop gonflé finit par éclater. Il en a toujours été ainsi. L’UE boursoufflée est un modèle de fin de série. Il faut une nouvelle réflexion sur l’avenir de l’Europe. La Suisse peut y apporter une contribution importante – justement parce qu’elle n’est pas membre de l’UE et parce qu’elle ne le sera jamais si cet accord-cadre est abandonné. Tout en poursuivant des relations amicales, la Suisse doit garder, dans l’intérêt de son économie et de ses citoyennes et citoyens, une saine distance par rapport à la bureaucratie UE. Il en va de de sa sécurité et de sa stabilité.

Roland Baader a trouvé les mots justes pour qualifier cette situation (cf. le nouveau livre sur l’œuvre de Roland Baader «Das Ende des Papiergeld-Zeitalters – Ein Brevier der Freiheit» (la fin de l’ère de l’argent-papier – un bréviaire de la liberté) paru aux éditions Johannes Müller Bern 2016): «L’UE politique est la plus grande œuvre de bricolage social réalisée depuis l’instauration de l’Union soviétique. Elle est définie dans un gros pavé appelé Constitution européenne qui, en réalité, invalide toutes les constitutions nationales dans lesquelles les peuples d’Europe ont inscrit leurs droits de la liberté après avoir durement combattu pour les obtenir. Celles et ceux qui, dans un esprit européen, s’inquiètent réellement de la paix en Europe et de la liberté des Européens, doivent combattre avec détermination un projet UE fondé sur la dictature de conseils à la mode communiste» (traduction de l’allemand). (mehr …)